La laguna di Venezia si estende per circa 550 km² tra la foce del Sile a nord e quella del Brenta a sud. Quasi ovunque l’acqua è profonda meno di due metri, e in molti punti con la bassa marea copre appena il fondo.
Un mare basso dietro i lidi
Una laguna non è un lago. L’acqua che la riempie è quella dell’Adriatico, che entra ed esce due volte al giorno dai varchi di una lunga fila di cordoni sabbiosi. Il bacino alle loro spalle si è formato sei o settemila anni fa, quando il mare, risalito dopo l’ultima glaciazione, sommerse la bassa pianura costiera dove sfociavano i fiumi veneti. Da allora due forze se lo contendono: i fiumi, che con i loro sedimenti lo trasformerebbero in terraferma, e il mare, che ne farebbe una baia aperta.
Da nord a sud la barriera è formata dalla penisola del Cavallino, dal Lido, da Pellestrina e dalla spiaggia di Sottomarina, accanto a Chioggia. La tagliano tre bocche di porto: quella di Lido, di fronte alla città, quella di Malamocco al centro e quella di Chioggia a sud. Ogni bocca alimenta una porzione del bacino, così che in pratica la laguna si comporta come tre lagune comunicanti, separate da linee invisibili dove si incontrano le maree delle bocche vicine.
Per estensione è la più grande zona umida del Mediterraneo, eppure le acque aperte e profonde sono pochissime. Circa quattro quinti della superficie sono velme, bassifondi e barene; un decimo circa sono canali e specchi d’acqua; meno di un decimo è terra emersa, e il centro storico ne è di gran lunga il pezzo più grande. La profondità media si aggira sul metro. Solo i canali principali, dragati e mantenuti per la navigazione, scendono molto di più; il punto più profondo supera di poco i 20 metri.
Basta una corsa in vaporetto verso Murano o il Lido per rendersene conto: ai lati del canale segnalato, i gabbiani stanno in piedi in quello che sembra mare aperto e invece è un velo d’acqua di pochi centimetri sopra il fango.
Barene, velme e canali
I veneziani hanno una parola precisa per ogni parte di questo paesaggio; il glossario le raccoglie insieme a molte altre.
Le barene
Le barene sono basse isole di fango tenute insieme da piante che sopportano il sale, come la salicornia, il limonio e la spartina. Stanno appena sopra il livello di una normale alta marea e finiscono sott’acqua solo quando la marea sale di più. A fine estate il limonio le tinge di viola. Sono anche la parte più minacciata della laguna: una quota importante delle barene di un secolo fa è andata perduta per erosione, e alcune sono state ricostruite con i fanghi di dragaggio.
Le velme
Le velme sono distese di fango e sabbia un po’ più basse delle barene, coperte con l’alta marea e scoperte con la bassa. Chi guida una barca le evita: uno scafo che si arena su una velma con la marea in calo può restarci per ore.
Ghebi e canali
Tra le barene serpeggiano piccoli canali chiamati ghebi, che si riempiono e si svuotano a ogni marea come le nervature di una foglia. Confluiscono in canali più grandi, gli unici abbastanza profondi per una vera navigazione. In acque aperte un canale non si vede, perciò è segnalato dalle bricole: gruppi di pali di legno legati in cima, allineati lungo i suoi margini. Una barca che esce dall’allineamento può incagliarsi dopo pochi metri.
Le valli da pesca
Ai margini della laguna nord e della laguna sud, vaste superfici sono chiuse da argini e chiaviche. Sono le valli da pesca, dove il pesce novello entra dalla laguna in primavera e viene catturato in autunno, quando cerca di tornare al mare. Il metodo ha secoli di storia. Quasi tutte le valli sono private e chiuse al pubblico.
I fiumi deviati dalla Repubblica
Nel Medioevo diversi fiumi sfociavano direttamente in laguna: il Brenta e il Bacchiglione dal Padovano, il Sile da Treviso, il Piave dalle Alpi. Ogni piena portava altro sedimento; vicino alle foci avanzavano i canneti e, con loro, la malaria. Per una città che aveva l’acqua come unica muraglia era una minaccia seria quanto una flotta nemica: una laguna interrata avrebbe permesso un giorno a un esercito di arrivare a piedi fino a Rialto.
La risposta della Repubblica fu spostare i fiumi altrove. Nel 1501 istituì un ufficio dedicato alle acque, antenato del Magistrato alle Acque, con il compito di sorvegliare fiumi, canali e bocche di porto. Il suo tecnico più influente, Cristoforo Sabbadino, morto nel 1560, sosteneva che i sedimenti fluviali stessero restringendo la laguna e che i fiumi andassero portati lontano; i proprietari terrieri interessati alle bonifiche la pensavano all’opposto. Prevalse la linea di Sabbadino, e nel secolo e mezzo successivo i fiumi principali furono spinti, un taglio dopo l’altro, fuori dalla laguna. Il capitolo sulla storia colloca questi lavori nella vicenda della Repubblica.
| Fiume | Intervento | Quando | Dove sfocia oggi |
|---|---|---|---|
| Brenta | Una serie di tagli lo portò verso sud, fino al Taglio Novissimo | sec. XV–1610 | A Brondolo, poco a sud di Chioggia |
| Bacchiglione | Unito al Brenta deviato nella laguna sud | sec. XVI | Insieme al Brenta, presso Brondolo |
| Piave | Deviato verso est, lontano dalla laguna nord | 1664 | A Cortellazzo, a est di Jesolo |
| Sile | Portato fuori dalla laguna nel vecchio alveo abbandonato del Piave | 1683 | A Jesolo, attraverso la Piave Vecchia |
I tagli risolsero un problema e ne crearono altri. Privata di acqua dolce e di sedimenti, la laguna diventò a poco a poco più salata e più profonda, e le barene, non più alimentate di fango, cominciarono a erodersi. Oggi il problema si è rovesciato: la laguna che un tempo rischiava l’interramento perde sedimenti verso l’Adriatico.
Più a sud: l’Adige e il Po
Oltre Chioggia l’Adige, il secondo fiume d’Italia per lunghezza, raggiunge il mare poco a sud del Brenta, e più avanti il Po si apre in un delta di rami, canneti e lagune, tutelato come parco regionale. La Repubblica arrivò fin qui: all’inizio del Seicento scavò il Taglio di Porto Viro per spostare verso sud la foce principale del Po, lontano dalla propria laguna.
I corsi d’acqua che arrivano ancora
Non tutti i fiumi furono allontanati. Corsi d’acqua minori portano ancora in laguna le acque della terraferma. Il Dese, che poco prima della foce riceve lo Zero, entra nella laguna nord presso Altino, e il Marzenego vi arriva attraverso il canale Osellino, vicino all’aeroporto. Più a sud il Naviglio del Brenta, il vecchio corso del fiume conservato come canale navigabile, sbocca in laguna a Fusina, di fronte alla Giudecca.
La loro acqua dolce mantiene salmastre alcune zone della laguna nord, un ambiente ideale per canneti e molti uccelli. Portano però anche nutrienti da campi e centri abitati, che nelle estati calde hanno talvolta alimentato forti fioriture di alghe: per questo negli ultimi decenni l’impegno si è concentrato sulla depurazione di ciò che arriva, più che sul tenerlo fuori.
La Riviera del Brenta
Quando il Brenta fu allontanato dalla laguna, il suo vecchio corso tra Stra e Fusina fu conservato come canale: il Naviglio del Brenta. Per secoli fu la via principale tra Padova e Venezia, con le barche passeggeri trainate controcorrente dai cavalli lungo l’alzaia. Dal Cinquecento le famiglie patrizie veneziane vi costruirono le loro dimore di villeggiatura, e il tratto prese il nome di Riviera del Brenta.
Due ville da conoscere
La più vicina a Venezia, a Malcontenta, è Villa Foscari, progettata da Andrea Palladio e costruita intorno al 1558–1560 per i fratelli Nicolò e Alvise Foscari. Il pronao a tempio, sollevato su un alto basamento, si affaccia sull’acqua. Il soprannome «La Malcontenta» nasce da una leggenda su una moglie dei Foscari relegata qui, ed è meglio prenderlo come un racconto. La villa fa parte del sito UNESCO della città di Vicenza e delle ville del Palladio in Veneto.
All’altro capo, a Stra, Villa Pisani è più un palazzo che una villa. Iniziata nei primi decenni del Settecento per la famiglia di Alvise Pisani, doge dal 1735, ha il soffitto del salone da ballo affrescato da Giambattista Tiepolo, un lungo giardino formale e un labirinto di siepi. Napoleone la acquistò nel 1807; oggi è un museo nazionale. Tra le due, a Oriago, Mira e Dolo, decine di ville minori si affacciano sulle rive, molte delle quali private.
Come arrivare alla Riviera
Nei mesi più caldi i battelli fluviali percorrono il Naviglio tra Venezia e Padova, passando per le conche e fermandosi in alcune ville; gli autobus extraurbani seguono la strada lungo il canale, e le stradine sugli argini sono adatte alla bicicletta. Le durate sono indicative.
Scheda percorso
Piazzale RomaversoStra (Villa Pisani)
Consiglio
Al ritorno fermati a Mira o a Dolo per vedere le ville e le conche del tratto centrale.
Scheda percorso
VeneziaversoPadova
Consiglio
I battelli navigano soprattutto da primavera ad autunno e in una sola direzione: organizza il ritorno in treno o in autobus.
Orari e servizi stagionali cambiano: prima di partire consulta le informazioni ufficiali dell’azienda del trasporto pubblico e dei servizi di navigazione.
Uccelli, pesci e aree protette
Per gli uccelli la laguna è una delle zone umide più importanti d’Italia. Aironi cenerini e garzette perlustrano i bassifondi tutto l’anno, i cormorani asciugano le ali sulle bricole e d’inverno grandi stormi di anatre e limicoli si nutrono sulle velme, mentre sotto la superficie le praterie di fanerogame danno riparo a pesci giovani e seppie. Dai primi anni Duemila i fenicotteri sono diventati una presenza abituale, a volte in gruppi di diverse centinaia, che avanzano a testa bassa nei bassifondi della laguna nord e della laguna sud.
La tutela è a più livelli. «Venezia e la sua laguna» è iscritta nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1987. Ampie parti della laguna appartengono alla rete europea Natura 2000, e il suo margine verso il mare comprende dune protette come quelle degli Alberoni, all’estremità sud del Lido. Il moto ondoso provocato dalle barche a motore resta una preoccupazione costante, perché ogni scia si mangia un po’ del bordo delle barene; in tutta la laguna valgono limiti di velocità. Le maree che modellano tutto questo sono spiegate nel capitolo su maree, acqua alta e MOSE.
Visitare la laguna con rispetto
- Guardala dai battelli di lineaLe linee di vaporetto per Murano, Burano, Torcello e Pellestrina attraversano ampi tratti di laguna aperta; il percorso nord verso Burano passa accanto alle barene più belle. Il capitolo su come muoversi sull’acqua spiega come funzionano i battelli.
- Resta dentro i canali segnalatiSu qualsiasi piccola barca, tieniti all’interno delle file di bricole. Fuori l’acqua può arrivare appena alla caviglia, e uno scafo incagliato rovina le fanerogame e il fondale.
- Non camminare sulle bareneLa barena sembra solida ma spesso è fango molle tagliato da ghebi nascosti, e i passi danneggiano le piante che la tengono insieme.
- Tieniti a distanza dagli uccelliPorta un binocolo invece di avvicinarti; dalla primavera all’inizio dell’estate molti uccelli nidificano su isolotti e margini di barena.
- Rispetta le proprietà privateQuasi tutte le valli da pesca e molte piccole isole sono private, e lo sbarco non è consentito. Riporta indietro tutti i rifiuti: in laguna aperta non ci sono cestini.
Domande frequenti
L’acqua della laguna è salata?
In gran parte sì. È più salata vicino alle bocche di porto e più salmastra a nord, dove i corsi d’acqua rimasti portano acqua dolce.
Perché Venezia non lasciò che i fiumi riempissero la laguna?
La laguna era la sua difesa e il suo porto. Canali interrati avrebbero bloccato i commerci, diffuso la malaria e alla fine unito la città alla terraferma.
Si può nuotare in laguna?
Per nuotare ci sono le spiagge sul lato mare del Lido e di Pellestrina. Nei canali della città è vietato, e la laguna aperta è bassa, fangosa e attraversata dal traffico delle barche.